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La nascita: come sarà il primo incontro con mamma e papà

La nascita: come sarà il primo incontro con mamma e papà

La nascita: benvenuto piccolino, benvenuti mamma e papà

 

DAL BAMBINO DELLA NOTTE AL BAMBINO REALE

Sarà bello come il papà?”, “Avrà gli occhi marroni e profondi come la mamma?”, “Avrà il carattere della nonna?”… domanda dopo domanda, risposta dopo risposta, i genitori danno una forma al bambino della notte. La fantasia di mamma e papà non conosce limiti e permette loro di poter avere una fotografia del piccolo al di là delle prime immagini dell’ecografia! Il bambino della notte è quello immaginato, pensato, sognato e desiderato durante i mesi della gravidanza. Questa figura, subito dopo la nascita, deve lasciare spazio all’incontro con il bambino reale.

NASCE UNA FAMIGLIA

Dopo i nove mesi di attesa, aspettative, timori e fantasie, il primo grido del bambino in sala parto dice qualcosa di speciale. Quel grido dice di una doppia nascita: è nato un bambino e, con lui, è nata una famiglia, sono nati una mamma ed un papà. E’ quindi una nuova venuta al mondo per tutti i soggetti coinvolti che, da quel momento in poi, cresceranno insieme, scoprendosi ed imparando ad amarsi. E’ un avventura che caratterizza in modo unico e peculiare la genitorialità poiché crescere con il proprio bambino apre alla dimensione del mistero, dell’enigma: genitori si diventa, giorno dopo giorno insieme al proprio bambino, a partire dalla quotidianità. Nuovi ritmi, nuovi orari e nuovi bisogni tutti da costruire e da inventare…non senza difficoltà! Capita che, soprattutto le madri, riportino fatiche quotidiane legate alla gestione del bambino: dalle notti insonni all’impossibilità di avere un minuto per se stesse.

Crescere insieme al proprio bambino  significa anche darsi la possibilità, soprattutto per una madre, di chiedere aiuto e di accettare di essere aiutate in questo momento così delicato. Ecco allora che una madre e un padre appena nati possono, se sostenuti nelle fatiche, essere più disponibili a soffermarsi e a nutrirsi dei momenti magici che il loro piccolo dona: i primi sguardi, i primi sorrisi, le prime ricerche di un abbraccio.

 

Leggi un altro articolo del progetto “L’avventura della crescita” in collaborazione con Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus: L’avventura della crescita: La gravidanza e il tempo dell’attesa

PERCHE’ PIANGI?

Il bambino si affaccia al mondo con un primo vagito, con un pianto che spesso genera sollievo nella madre. É vivo, piange, è andato tutto bene. Tuttavia, a livello fisiologico, il pianto del bambino alla nascita è un pianto di dolore. L’aria che il bambino respira appena dopo il parto genera in lui una sensazione tanto nuova quanto fastidiosa poiché va sia ad asciugare le tenere mucose della bocca sia ad aprire i polmoni. Tale sensazione di spiacevole dolore e bruciore viene quindi espressa attraverso il grido poiché l’infans (che letteralmente significa “colui che non parla”) utilizza il pianto al posto della parola per dire qualcosa di sé.

Ecco allora che, fin dalla nascita, il pianto del bambino è da accogliere e tradurre: cosa vuole dirci il nostro bambino quando piange? La risposta a questa domanda non è da reperire soltanto sul lato dei bisogni (fame, sete, sonno…) ma anche sul lato del desiderio. Nella prospettiva della psicoanalisi, la capacità di interpretare il pianto del bambino è una delle espressioni dell’amore materno. E’ importante che madre e padre possano distinguere il pianto che rimanda alla soddisfazione dei bisogni del corpo (sete, sonno, fame, dentini…) da quello che chiede solo una presenza, un segno d’amore, un contenimento affettivo.

Come sosteneva Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, il lattante non esiste da solo … esiste sempre con qualcun altro che lo faccia sentire parte di una relazione! Il bambino appena nato non può sopravvivere da solo, può vivere solo insieme ad un altro amorevolmente disponibile ad accoglierlo, a prendersi cura di lui, a proteggerlo e a dare una risposta al suo primo grido.
E’ proprio a partire da questa capacità interpretativa di una madre e di un padre che l’esperienza della genitorialità si apre sul particolare e non sull’universale: nessuna madre e nessun padre sono simili ad altri poiché ciascuno ha la propria storia! E’, quello tra un figlio e i suoi genitori, un incontro tra diverse originalità che, lentamente, devono scoprirsi e conoscersi: un’avventura con finale a sorpresa!

Marta Bottiani – Psicologa, Responsabile di Sede Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

 

 

La nascita: come sarà il primo incontro con mamma e papà

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