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Il rientro al lavoro dopo la maternità, tra scelte e necessità – I consigli della psicologa

Il rientro al lavoro e il distacco costituiscono per i genitori, soprattutto per le madri, un momento delicato che può essere vissuto in modo stressante dal punto di vista emotivo ed organizzativo. Vediamo insieme come superarlo.

“Tornare per forza…”

Accade raramente che, nella società contemporanea, vita professionale e vita familiare siano due mondi slegati tra di loro, soprattutto rispetto alla maternità. Sono molte le donne che, divenute madri, sono costrette al rientro al lavoro. Chi per passione rispetto alla propria carriera professionale, chi per una questione prettamente economica. Le donne che possono a lungo stare a casa dopo la nascita di un figlio sono molto meno rispetto al passato; sono i mesi della maternità garantiti dalla Legge ad essere l’unico momento in cui una neomamma può dedicarsi totalmente all’accudimento del proprio bambino senza il pensiero del lavoro.

Il “dover” tornare a lavoro è un momento che, talvolta, le madri possono vivere con sentimenti contrastanti. Da un lato il desiderio di poter ritrovare uno spazio solo per sé e, dall’altro, il desiderio di poter stare con il proprio bambino…non perdendo nemmeno un secondo della sua crescita!

Le preoccupazioni delle mamme

Spesso le madri che ricominciano a lavorare sono attraversate da paure riguardanti la separazione dal loro bambino, tanto quanto la ridefinizione del proprio ruolo professionale. Ancora troppo spesso si assiste infatti a trattamenti scorretti nei confronti delle donne rientranti al lavoro dopo la maternità, quali demansionamenti, mobbing o addirittura licenziamenti. Perché una mamma non dovrebbe più saper svolgere il lavoro per il quale è stata scelta o che ha sempre portato avanti? Può allora essere utile rivalutare le proprie prestazioni su parametri più qualitativi che quantitativi. Questo significa poter affrontare i propri impegni, inclusi quelli genitoriali, in termini più realistici e meno colpevolizzanti. Anche i genitori che hanno poco tempo a disposizione (magari la sera dopo il lavoro o nel weekend), possono infatti trascorrere con i loro figli dei momenti speciali.

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Dopo il rientro al lavoro “a chi lo lascio?”

Una volta rientrati al lavoro accade così che i genitori, soprattutto le madri, si sentano divisi a metà. Esse sono presenti fisicamente sul luogo di lavoro ma con la mente rivolta al proprio bambino affidato alle cure di altri. Già durante la gravidanza, spesso, i genitori si trovano a considerare quali opportunità e compromessi possano regolare la vita familiare una volta rientrati al lavoro. Un tempo il sostegno che la famiglia allargata poteva offrire era garanzia di continuità nelle cure del nuovo arrivato, ma non sempre, oggi, i nonni sono disponibili. Certamente restano un importante riferimento a cui mamma e papà possono rivolgersi; anche se capita, ad esempio, che abitino lontano, che siano anche loro impegnati al lavoro, o che sentano il compito come troppo gravoso.

Un atto di fiducia

Affidare i propri figli ad altri può scatenare nei genitori dubbi, paure, sensi di colpa e gelosie. Le cure di una baby sitter o di un’educatrice dell’asilo nido rappresentano infatti, un faticoso banco di prova sia per il bambino, che per il genitore. Il primo sperimenta l’impegnativo distacco dalle figure di riferimento per aprirsi al mondo esterno, mentre il secondo affida, spesso per la prima volta, il proprio figlio alle cure di un estraneo. Si tratta di un cammino che i due condividono e che porta alla costruzione di nuovi legami basati sulla fiducia. Solo genitori che si fidano di nonni, baby sitter, educatrici possono af-fidare i propri bambini alle nuove figure di cura e favorire così l’ingresso del bambino nel mondo!

Marta Bottiani – Psicologa, Responsabile di Sede Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

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